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L'angolo degli allievi

Finalmente qualcuno ha risposto al mio appello e ha deciso di contribuire di suo a questo sito. Ecco quindi che è nato l'angolo degli allievi. Se qualcun altro aderisce potrebbe spuntare anche "l'angolo degli EX allievi"... Buona lettura (i testi vengono pubblicati come arrivano, salvo correzioni ortografiche...)

I contributi: Pierpaolo, Sergio, Pierpaolo 2, Alessandra, Andrea..

Da Pierpaolo, 9 ottobre 2001

Credo che per chi non ha mai fatto il volo libero, molte siano le incognite, le ansie, i timori. Queste sensazioni di insicurezza, a mio avviso, potrebbero essere mitigate se si parlasse di più delle esperienze personali vissute durante il corso, cercando di sviscerare le proprie emozioni e sensazioni provate prima durante e dopo il volo. Questo non avviene troppo spesso, forse perché c'è la paura di manifestare agli altri le proprie debolezze o di rivelare chissà quali segreti. Non ho mai letto nulla di ciò! Quello che mi può dire un istruttore in merito al primo volo, è certamente importante, ma credo che ancor di più potrebbe essere rassicurante per un neofita, sentire la voce di altri allievi che l' hanno preceduto, più o meno  con la stessa sua preparazione, con gli stessi timori e titubanze, ma certamente con una gran voglia di arrivare a volare come te!    

UN BATTESIMO DEL VOLO 

E' arrivato del tutto inaspettato! "Se te la senti adesso puoi salire alle casette e farti il volo da solo"....... Cosa??? Adesso!! Così senza preavviso???In effetti avevo chiesto a Fabio di fare ancora un secondo biposto dato che il primo l' avevo fatto quasi senza rendermene conto. Nel volo a due della precedente settimana infatti, l' emozione di un decollo dopo una corsa forsennata per la mancanza di vento e la stranissima ma esaltante esperienza del mio primo volo, mi aveva come per magia cancellato tutte quelle informazioni tecniche comunicatemi da Fabio durante la planata. Insomma ero stato travolto piacevolmente da un' onda di adrenalina che aveva sovrastato qualsiasi tentativo di razionalizzare e mettere a profitto con diligenza le lezioni teoriche avute da Fabio. Certamente ha giocato un ruolo fondamentale anche il fatto di essere cosciente di volare in totale sicurezza, essendo accompagnato dall' istruttore, così la voglia di lasciarsi andare senza preoccuparsi di nulla, è prevalsa ed alla fine mi sono reso conto solo di aver volato.... senza capire come, dove e quando abbiamo fatto tutte le manovre di avvicinamento ed atterraggio. Anche se gli ultimi gonfiaggi in campetto non erano poi andati male, mi sembrava che l' idea di volare da solo fosse ancora molto lontana...!, In fondo avevo fatto solo qualche campetto e pensavo  "Com'è possibile che solo dopo qualche gonfiaggio ( in parte anche "sgonfiaggio"),  Fabio ti mandi a fare il volo alto? Era questo sicuramente il pensiero prevalente almeno all' inizio del corso, poi un po' alla volta, ho cominciato a capire che questo era possibile ! Vedevo infatti i miei compagni di "campetto" che uno dopo l' altro, settimana dopo settimana, iniziavano i loro primi voli, ma il mio continuava a sembrare sempre il più lontano di tutti gli altri. Così quando Fabio mi propone di partire, mi sono trovato impreparato e forse confuso. Talmente forte era comunque la voglia di farlo, che non ci pensai poi molto ad aderire all' invito unendomi al gruppetto. Andrea, Emiliano, Aldo e Bruno, avevano già fatto uno o più voli, Orlando era al primo come me. Devo dire che quando ci siamo fermati al punto di decollo, pensavo che scherzassero! Si trattava di quello lungo la strada, fortemente in pendenza... !Quello da dove ero partito in biposto con quella corsa senza fine, con il fiato di Fabio sul collo! Insomma non lo vedevo proprio come un buon inizio nel mio decollo da singolo!  "Guardate che Fabio a detto che dovevamo partire dalle casette non da questo C.... di decollo! Ma è stato tutto inutile! Cateno era già arrivato e dava disposizioni di scaricare rapidamente le vele con il resto del materiale e raggiungerlo sotto la strada sullo spiazzo del decollo dove già altri si stavano preparando! Porca miseriaccia! E' fatta! Devo ripartire proprio da questo postaccio infame! Non c'è pietà per i pivelli! Devo dire che l' emozione cominciava a diventare forte, guardavo prima verso l' alto la manica a vento sul bordo della strada, quasi non si muoveva! Ogni tanto dava un labile segno di vita poco convincente e rassicurante. Scendevo poi con lo sguardo verso il basso e vedevo Emiliano che si stava preparando distendendo la vela senza alcun segno di emozione. Certo per me era quasi un veterano: tre, quattro voli alcuni quasi senza l'aiuto della radio! Le ultime raccomandazioni di Cateno, poi i due tre passi per il gonfiaggio, una controllata e .... via solo quattro passi per staccare i piedi da terra, Emiliano era in volo! Alternati da alcuni tedeschi "acrobati" sono partiti poi anche Aldo che devo dire, non ci ha lasciato senza trepidazione quando, dopo una partenza un po' bassa forse dovuta ad un gonfiaggio un po' sbilanciato, dava l' impressione di voler andare a conoscere "da vicino" gli alberi di fine decollo! Ma riprendendo immediatamente quota, sfiorando con una virata da manuale la cima delle piante, preferì saggiamente rinunciare a quella conoscenza certamente poco simpatica. Poi fu la volta di Orlando, anche lui al suo primo volo. E' stata una buona partenza senza alcuna titubanza che mi ha ancora di più rassicurato. Toccava a me! Devo dire che vedere partire gli altri, mi è stato di grande aiuto! Ero stranamente completamente rilassato. Quello stato di tensione che mi aveva assalito all' arrivo al decollo, se n' era andato via senza quasi accorgermene! Sapevo di poter fare un buon gonfiaggio, avevo visto la partenza tranquilla degli amici che mi precedevano e poi,  sul volo e sull' atterraggio, ero completamente rassicurato dall' appoggio tramite radio dato da Fabio. Ero pronto, tre passi per il gonfiaggio, una guardata alla vela, uno sguardo a Cateno e dopo il suo "Ok!  Vai!!! " Una breve corsa di pochi metri e la fantastica sensazione di staccarsi da terra e di volare allontanandosi rapidamente dal decollo. Ero in volo finalmente da solo! Immediatamente, contrariamente al volo precedente fatto in biposto, sentii la percezione chiara di essere solo io il pilota di quella vela! Dopo quei ripetuti gonfiaggi in campetto dove i freni avevano prevalentemente la funzione di stallare la vela a fine corsa, finalmente potevo sentire fisicamente anche l' altra preziosa e fondamentale funzione dei freni, quella che ti consente di virare! La voce rassicurante di Fabio, rompendo il fruscio del vento che mi arrivava sul viso, mi giungeva gracchiante all' orecchio. Un paio di virate a 360° a destra e poi a sinistra, poi la serie degli otto sulla testa del campetto di atterraggio. La quota era quella giusta per entrare ed atterrare, e così seguendo le istruzioni mi sono ritrovato quasi ai piedi di Fabio. Ero finalmente battezzato! Grazie Fabio!  

Da Sergio, 26 ottobre 2001

Il corso visto dalla nostra parte, ottima idea Fabio. Vediamo se, dopo il resoconto professionale di Pierpaolo e questo mio non precisamente definibile, da quella ventina di sbandati che a stento controlli esce ancora qualcuno con la voglia e il tempo di raccontarla, la nostra parte. Però intanto adesso tocca a me. Andiamo con ordine. Il desiderio di legarmi a quel fazzoletto colorato per vedere il mondo dall'alto, celato da anni e per un verso o per l'altro rimandato sempre alla stagione successiva, quest'estate esce allo scoperto. A luglio la decisione: lo faccio! Prima fase : prendere le ovvie info telefoniche dall'istruttore. E' appena tornato dalle ferie ed è gentile (come sempre peraltro), mi dà anche molto professionalmente del Lei spiegandomi per benino il tutto. Mi comunica la data presunta di inizio corso e alla mia domanda se posso ritardare a settembre l'iscrizione (ho problemi con il lavoro) avendo la certezza di trovare ancora posto, mi risponde di non preoccuparmi: il numero massimo di iscritti non l'ha mai raggiunto... Il fiuto mi dice di anticipare di una quindicina di giorni l'iscrizione, l'azzecco! Stavolta il limite lo raggiunge, eccome se lo raggiunge... Inizia il corso... Prima la prima teoria o prima il primo campetto? Boh? Fa niente. Le lezioni di teoria, dato l'orario serotino, le vivo in stato di semi-incoscienza, salvo improvvisi risvegli provocati da argomenti tangibili e di particolare interesse, quali le tecniche di pilotaggio e atterraggio. Mi prende molto meno il sapere che all'interno di un nuvolone a forma di incudine, che funziona come un aspirapolvere e che finirà come un secchio che si rovescia, vagano come in un frullatore blocchi di ghiaccio di una ventina di chili o giù di li, o i momenti di assoluto pathos vissuti da Fabio quando spiega con trasporto, partecipazione e sentimento il concetto di imbardata. A parte questi momenti topici tutto il resto delle lezioni si svolge in maniera lineare e comprensibile, grazie Fabio! Le lezioni pratiche le trovo più interessanti da subito, alla prima il Dotto ci spiega il diritto e il rovescio del para, il sopra e il sotto cioè, o come diavolo si chiamano, il suo preciso modo di stenderlo, l'uso corretto dell'imbrago - dubito peraltro esista anche un uso scorretto dello stesso - e la funzione vitale dei cordini o spaghi nonché la straordinaria capacità di questi di ingarbugliarsi al primo sguardo e il loro radunarsi preciso alle bretelle... E lì viene il bello, una volta presi in mano bisogna sbrogliarli i bastardi, ma appena capito che in massima parte si tratta solo di sovrapposizioni ben organizzate e non di nodi la questione si risolve rapidamente... Ma una volta chiuso l'imbrago e sistemati i cordini come per magia appare un secondo inghippo: l'aggancio delle bretelle allo stesso e l'impugnatura di queste, operazione che, se vista fare dal Maestro sembra una cosa semplicissima, ripeterla diventa un esercizio. Superato non senza incertezze anche questo scoglio non resta che iniziare il “traino”, guidati dagli ululati del Guru… Divertente, divertente a patto che tutto fili liscio: fase uno, sulla sommità del pendio tirare con forza verso valle e con vento frontale (a Dio piacendo) a braccia all'indietro con bretelle e freni in mano fino a quando la vela così accompagnata non è sulla testa...pardon, sopra; fase due, lasciare le bretelle, fermarsi, alzare lo sguardo con nonchalance verso la suddetta e controllare che tutto, spaghi e straccio, sia a posto; una volta accertato questo fase tre, piegarsi in avanti e ripartire a mo' di bufalo verso il fondovalle cercando di stare sotto all'attrezzo che nel frattempo si dimostra refrattario a ogni comando lecito e schivando nell'ordine : il Docente, la solita pietra sporgente, la tana di una talpa delle dimensioni di un bunker e il collega che partito prima sta risalendo la china sbuffando come una locomotiva giusto in traiettoria (o sono io che sono nella sua? ). Bene o male così, saltellando o inciampando, svolazzando come un tacchino o correndo felici fino in fondo, si arriva alla fine della giostra... e la vela cade... da qualche parte cade, a destra, a sinistra, davanti o dietro, l'importante per lei è incasinarsi per bene, aiutata in questo anche dal fascio (funicolare). A questo punto si deve raccogliere il tutto, risalire senza inciampare nell'ala o nei cordini e iniziare da capo la procedura. Comunque sia, lezione dopo lezione, gonfiaggio su gonfiaggio, battibecco simpatico dopo battibecco simpatico con Fabio (lui parla, io non taccio, lui replica, io rispondo, lui....), si arriva a quello che viene considerato uno stato sconfusionale sufficiente a prendere il volo, quello vero, alto e per conto proprio; situazione nella quale tutto ciò che si è imparato frequentando il mitico “campetto” e ascoltando le istruzioni dateci nelle lezioni di teoria deve essere messo in pratica. Chi, come me, per circostanze meteorologiche avverse e per cronica incapacità nell’apprendimento rapido ai “campetti”, non è stato tra i primi a prendere il volo, ha potuto però dilettarsi in un esercizio di estrema utilità al termine del campetto: la salita al decollo designato per l’osservazione ravvicinata dei colleghi di corso già svolazzanti. In questa situazione sui volti si riescono ad apprezzare tutte le tonalità dell'incarnato fino a quel momento mai notate, dal rosso avvinazzato al pallore stile Madama Butterfly; si colgono sguardi che mettono a fuoco all’infinito; si sentono emergere dubbi sui cordini mai espressi fino ad allora; si riescono a percepire battute Fantozziane. Come per esempio Alberto (nome di fantasia di persona reale) al suo primo decollo che, dopo essere rimasto imbalsamato per circa mezz'ora, imbrago e casco indossati, in piedi, vela distesa dietro di sé, bretelle in mano nella posizione “prrrrontivia!” a causa del vento che non calava ne variava direzione e dell’assistente al decollo Mr.Cateno che (giustamente) non si fidava a farlo partire; alla domanda :" vuoi una sigaretta ?" non trova di meglio che rispondermi "grazie no, non fumavo nemmeno da vivo..." e dopo avergli sentito una mano gelata mi dice "mi sto abituando alla temperatura che avrò"... pittoresco... Comunque sia, nonostante i miei disperati tentativi di prolungare ad oltranza i campetti, una grama domenica Fabio mi giudica a punto con la cottura, destinato perciò a infoltire la schiera dei pallidi allievi volanti. L’appuntamento lo fisso per il giovedì invece che per il week end, perché valuto di potermi trovare in zona per motivi di lavoro, eventualmente replica o recupero la domenica se fa maltempo giovedì. Il mercoledì le previsioni danno sereno, dunque si vola... la perturbazione arriva però con una telefonata di Loris che mi comunica che mastro Cateno non sarà al decollo, momento di impaccio e rapido “chissenefrega” (Cateno perdonami, ti stimo comunque) liberatorio, mi arrangerò, prima o poi doveva succedere, meglio perciò da subito. Raduno alle 16.30 in atterraggio, compagni di primo volo Francesco e Loris, vedremo chi partirà per primo. Arrivo con un certo anticipo, faccio a tempo di vedere una scuola di tedeschi che stanno scendendo e osservare che il cielo a est non promette granché buono. Arriva Francesco e alla spicciolata tutti gli altri escluso Loris, bloccato dal lavoro. Il cielo si copre sempre più, Fabio decide di provare alle casette, saliamo ma giunti su facciamo dietro front e ripieghiamo sul decollo basso, quello lungo la strada. Rapido riepilogo mentale: mio primo volo da solo, Cateno assente, rischio di pioggia, il decollo peggiore come fondo, non c’è nemmeno un gran panorama data la foschia. Mi sento felice come un tacchino la mattina della vigilia di natale… Si va, partono prima quelli che non hanno mai volato, poi chi ha meno voli. Inizia Francesco, rapida preparazione, corsa decisa - il vento è poco - e decollo buono. Tocca a me ora, mi sento calmo, come sempre nei momenti topici: il terrore a me viene fino a un paio d’ore prima, poi sparisce. Gli altri mi aiutano nella preparazione, un ultimo controllo, un’occhiata alla manica e via, corsa e decollo. Buono mi sembra. Qualche scossone dato che tengo frenato troppo a lungo e poi mollo di colpo. Adesso sento solo il rumore dell’aria e, con l’allontanarsi del suolo, immediata, la solita sensazione di essere fermi, i riferimenti mancano. Solo la vista di un tornante laggiù, che scivola via piano dietro di me, mi dice che sto avanzando. Sulla pianura ho la sensazione di essere alto, mi viene confermato da Fabio non appena riesco a sentirlo distintamente. Sono salito un po’, complice, mi dirà dopo, una leggera ascendenza e una vela leggermente sovradimensionata. Mi dice di eseguire un 180, poi un 360 a dx poi uno a sx, ho difficoltà a spostarmi nell’imbrago per virare ma mi riescono comunque. Nelle pause osservo, mi osservo, mollo i comandi, li riprendo, provo a tirarli un po’, mi gratto, mi metto più comodo che posso, muovo le gambe, cerco di ambientarmi... così, distratto, perdo di vista l’atterraggio... Poco male, probabilmente è proprio sotto di me. Faccio a tempo a iniziare la discesa guidato da Fabio con un paio di otto sulla testa del campo, con l'intenzione di atterrare verso sud, ma il vento inizia a rinforzare un po’ da est, sorvolo perciò la vigna a ovest, virata e ingresso controvento. Lascio i freni e esco dall’imbrago. Invece di guardare in avanti per capire la quota, resto affascinato dai miei scarponi, il terreno arriva troppo rapido, stallo comunque (grosso modo...) ma non sono pronto un gran che con le gambe, pazienza, mi fermo lo stesso... La vela invece continua e picchia di muso, evidentemente non l’ho frenata a sufficienza, mi spiace, per il resto sono contento. Un “grazie “a Fabio e via a raccogliere tutto di corsa dato che per terra è molto umido e il capo ha già iniziato a sgridarmi... Andata anche questa, alla prossima.

Da Pierpaolo, 21 novembre 2001

UN VOLO ED ATTERRAGGIO INSOLITO

 Un bel gonfiaggio alla "Francese", un giro di danza a 360° (ehm... sei proprio sicuro? N.d.F), una breve falcata da cormorano e poi... via in volo verso l' alto....Non è stata certo questa la descrizione del mio decollo di domenica 12 (sabato 17 N.d.F), ma quella di chi mi ha preceduto : un tedesco "rimorchiato" nel "Tir" di Bruno, certamente con una notevole esperienza di volo. E' sicuramente un buon segno se solo dopo pochi voli, riusciamo già a distinguere e valutare un buon decollo o atterraggio. Sono certo che anche l' attenta osservazione dei movimenti di un bravo pilota nelle diverse fasi sia estremamente utile all' apprendimento del volo libero. Pochi ma essenziali e precisi movimenti, hanno portato così l' amico tedesco in volo, lasciandomi li sotto, imbambolato con i comandi in mano, totalmente assorbito dalla vista di quella vela che si alzava davanti a me gonfia e stabile, andando a cercarsi quelle condizioni termiche e dinamiche di cui fino ad ora, ho sempre sentito parlare senza aver mai avuto ancora il piacere (o il dispiacere), di conoscerle dal vivo. Una stretta virata a 90° sulla sinistra costeggiando il versante est, poi con una leggera trazione del comando ed un elegante spostamento del corpo, una nuova ampia virata a 180° ed una leggera ascensione in dinamica, testimone di una manovra calibrata e non casuale. Solo dopo diversi minuti, quando rinchiusi la bocca ancora aperta, mi sono reso conto che la mia concentrazione era andata per tutto il tempo al decollo di un altro anziché al mio! Così ripresi rapidamente "terra", guardai la manica a vento che indicava una brezza piuttosto sostenuta proveniente tendenzialmente da est, prova radio con Cateno, ripasso rapido mentale delle manovre di decollo, gonfiaggio e partenza dopo pochi passi grazie al vento favorevole. L' orientamento del vento rispetto alla partenza era facilmente rilevabile dalla forza dell' aria che mi arrivava sul viso, quasi frontale, come se guidassi la mia moto! Anche la vela, nonostante la innata predisposizione, sembrava che sentisse più del solito la forza del vento e tendeva a dondolare sull'asse di beccheggio: una situazione certo insolita per me, da aggiungere alle altre precedenti esperienze di planata. Dopo pochi attimi ero sopra alla lunga Valle di Santa Felicita ed anziché puntare subito in direzione est verso la pianura, virai leggermente a sinistra puntando verso il versante contrapposto. L'effetto è stato di incrementare la sensazione di turbolenza sulla vela, dato che mi trovavo davanti a un fronte più freddo proveniente dalla valle (in realtà la turbolenza era dovuta al sottovento creato dal vento sul costone verso cui si è diretto N.d.F)e così istintivamente, mi ritrovai a virare a destra e puntare verso la pianura; nel tempo stesso della manovra sentii la voce tranquilla di Cateno che gentilmente mi invitava a mantenere la direzione intrapresa in direzione del campo di atterraggio. Quello che non sentii erano invece le imprecazioni sicuramente colorite di Fabio, che cercava in tutti i modi di comunicarmi che la direzione tassativa da prendere era il campo di atterraggio, ma il collegamento radio era in quel momento negato. Il vento era infatti un po' sostenuto e contrario e non era certo il caso di andare a zonzo per versanti specialmente se lontano dall' atterraggio. Di ciò me ne resi conto ben presto quando iniziai a capire che stavo scendendo piuttosto rapidamente mentre l'atterraggio si presentava ancora lontano. Presi quindi un assetto di volo con freni completamente alti e gambe puntate in avanti cercando di tagliare l' aria al massimo e calare meno possibile fino a che non sentii la voce di Fabio: " Bene... cercati un punto di atterraggio vicino perché al campo ormai non ci arrivi. Evita possibilmente i pali della luce e la strada.... puoi trovare un campo di pannocchie tagliato o un prato vicino... scegli a tuo piacimento." Girai lo sguardo sotto e puntai sulla mia destra un campetto confinante con una strada secondaria e con un campo tagliato; potevo scorgere comunque poco lontano anche il campo di atterraggio con Fabio al centro e la manica a vento che mi indicava la direzione Sud-Sud Est anche se questa era inequivocabile. Considerando la quota bassa, iniziai quindi un rapido avvicinamento ad otto, entrando dentro un po' alto in considerazione del vento in quel momento più sostenuto. Poi, accorgendomi che forse avevo leggermente esagerato nella quota di entrata, per non arrivare lungo, modificai leggermente la traiettoria lineare con una virata ad "S" per perdere più quota, atterrando quindi senza grossi problemi. Il campetto non era lontano, piegata la vela raggiungevo gli amici all' atterraggio, nonostante tutto soddisfatto per le nuove preziose esperienze acquisite. 

Credo che da ogni relazione si possa, con un po' di attenzione, trarre sempre qualche insegnamento o qualche motivo di riflessione utile per se o per gli altri. Personalmente questa esperienza mi ha insegnato alcune cose che, anche se forse  banali, vorrei riportare di seguito come oggetto di discussione magari in uno dei prossimi incontri:

1) Guardare con attenzione quelli che ti precedono: se sono bravi puoi imparare buone cose, se sbagliano puoi ugualmente imparare quello che non devi fare. 

    Sono assolutamente d'accordo, chi non impara dagli altri ci mette sempre molto di più, e sopratutto rischia di più N.d.F.

2) Il comportamento della vela dipende in gran parte dalla tecnica di pilotaggio e dalle condizioni ambientali. La conoscenza delle reazioni della vela nelle diverse situazioni è estremamente utile per imparare a pilotare come si deve.

    Questo significa che, per evitare guai, prima di andarsi a cacciare in situazioni meteo nuove bisogna conoscere per filo e per segno le reazioni della propria vela nelle condizioni già note, e per questo serve tanta pratica N.d.F.

3) Una cosa che ho trovato non facile è la valutazione corretta della velocità del vento in rapporto al suolo. In questo volo ho capito che fino a che non si acquisisce questa sensibilità, è fondamentale raggiungere prima possibile almeno la zona alta di atterraggio per non correre il rischio di quello che mi è accaduto.

4) La presenza di un po' di vento più sostenuto del solito, ti può far capire meglio il comportamento della vela con vento frontale o posteriore ed agire di conseguenza sui comandi.

    Bisogna imparare qualcosa da ogni esperienza, senza però andarsi a cercare dei rischi. Il vento sostenuto è una situazione nuova e relativamente semplice da gestire, ma non bisogna sottovalutarne le conseguenze N.d.F.

5) Cercare la termica tendenzialmente sui versanti esposti al sole, evitando quelli esposti a nord (o meglio all'ombra N.d.F.). Nel mio decollo, l' errore di prendere la direzione Nord-Est è stato duplice: A) C'era in quel momento un fronte freddo (in realtà si trattava semplicemente di vento N.d.F.) proveniente da nord-est e quindi la direzione presa, oltre a rallentare sensibilmente l' uscita, determinava una sensibile perdita di quota dovuta all' effetto discendente dell' aria più fredda (in quella situazione non c'era una discendenza molto marcata, ma già la diminuzione di velocità di avanzamento, a parità di tasso di caduta, riduce notevolmente la distanza percorribile N.d.F.) . 2) Non c' era alcun motivo di dirigere il volo verso il versante nord- nord est in ombra, in quanto la possibilità di trovare una termica era pressoché nulla (Parole Sante! N.d.F.). Altre cose spero di apprenderle anche da voi.

 

E' arrivato questo secondo contributo da Pierpaolo che pubblico volentieri. Non ho voluto correggerlo (eccetto qualche virgola) per riportare fedelmente la sua visione di questo volo "insolito". Le note in corsivo sono state però aggiunte per evitare che chi legge, nel caso non sia già un po' "pratico", venga indotto in confusione, spero che l'autore non me ne voglia... 

 

Da Alessandra, 29 novembre 2001

Dedicato a Giovanni

E finalmente ho fatto il mio primo volo!

Dopo una lotta serrata alle condizioni climatiche durante il campetto e in occasione di quello che quindici giorni prima doveva essere il mio primo volo, sabato scorso si è realizzato l’atteso evento.

Molto tranquilla e psicologicamente pronta, il decollo era previsto dalle “casette”, dove, arrivata con attrezzatura e grande incoraggiamento dei miei compagni di corso, mi sono ben presto resa conto che le condizioni non erano quelle ideali, dato il vento abbastanza forte e soprattutto capriccioso (troppo per un primo volo). Comincio subito a dubitare della riuscita, abituata in questo ultimo anno alle bizze del destino; con pazienza e rassegnazione indiana sto ad aspettare.

C’è tanta gente, troppa per i miei gusti. Molti sono piloti esperti, che con scioltezza e naturalezza governano il mezzo e giocano con il vento. A guardarli, noi allievi ci chiediamo (chi più chi meno, qui entra in gioco l’autostima) se mai un giorno sapremo arrivare a tanta scioltezza e padronanza. Qualche piccola e “sottile” soddisfazione la proviamo però nel constatare che anche i più bravi faticano a partire, o atterrano in top (maestro corregga l’espressione se errata) troppo corti  o troppo lunghi. La saggia osservazione di Michele “…ma anche loro sono stati allievi” mi conforta e mi fa ben sperare.

Qualcuno del nostro gruppo osa partire, i “veterani” come Loris, Emiliano e Pierpaolo, che per l’occasione veste con molto stile ed eleganza una telecamera per riprendere il volo (peccato fosse spenta!). Anche Franco parte e per un attimo temiamo il peggio, vedendolo decollare molto basso e in difficoltà nel mantenere la direzione. Comincio a perdere le speranze, ma Bruno, che per l’occasione diventa il mio “personal fly consultant”, si consulta con qualche pilota esperto (li conosce tutti!), che mi sconsiglia vivamente di partire. Su suggerimento di Fabio e di Paolo (ex istruttore di volo), andiamo a vedere come sono le condizioni al decollo “rapido”. Perfette! Recuperiamo le attrezzature alle “casette” e imbragata salgo velocemente in macchina con Pierpaolo. Bruno mi segue, insieme a Paolo, che mi assiste alla partenza.

Mi sento pronta e la voce rassicurante di Paolo mi dà l’OK. Dopo due tre passi stacco i piedi da terra e sono in aria. Bellissima sensazione, di libertà, di leggerezza, quasi di ebbrezza (non avevo bevuto per farmi coraggio, giuro!) e un po’ mi emoziono (a noi donne succede spesso).

Dopo un po’ arriva la voce di Fabio (per fortuna!) che comincia a direzionarmi e ad avvicinarmi all’atterraggio. Ci arrivo bene, a parte i piedi puntati e la “spalmata” sul terreno. Ma chi se ne frega!

Non che mi sia resa conto un granché delle manovre, degli otto, della direzione del vento, ecc., ecc..

Ma sono riuscita a fare il primo volo e questo per me era la cosa più bella.

Il giorno dopo ci avrei riprovato e avrei preso maggiore consapevolezza.

Grazie al mio maestro Fabio!

Grazie a mio marito Stefano (che involontariamente mi ha coinvolto in questa “follia”), a mia figlia Matilde (che rinuncia alla mamma anche il sabato o la domenica) e ai miei compagni di corso, che si dimostrano sempre molto cavalieri e premurosi nei miei confronti.

 

…e l’avventura continua. Cronaca del giorno dopo

 

Alle 8.30 di domenica ci ritroviamo all’atterraggio con Fabio. Si decolla dalle Antenne e Bruno (credo meriti il premio della disponibilità) si offre di accompagnarci, per consentire a chi ha pochi voli di farne almeno due. Ci sono Aldo, Andrea, Orlando, Pierpaolo, Sergio, Gianni, Florence e…(perdonatemi ma non mi ricordo).

Sono tra i primi e tranquilla affronto la preparazione. Condizioni ideali e Paolo (grazie anche a lui per la disponibilità; non è da tutti farsi buttare giù dal letto la domenica mattina alle 8.30, con un freddo “cane”, per seguire un gruppo di anatroccoli che vorrebbero diventare delle aquile) mi assiste. Colpo di scena: due decolli mancati (le riprese fotografiche di Gianni mi imbarazzano. Ma chi ci crede!) di cui uno con arrotolamento ad involtino e botta al ginocchio. Comincio a pensare che qualcuno mi voglia dare dei “segnali” (e forse facevo meglio a prenderli in considerazione, visti gli sviluppi successivi). Al terzo tentativo, stacco i piedi da terra e volo. Nuovo scenario, nuovo percorso, attenta a stare lontana dall’infausta cava ed a non avvicinarmi troppo alla collina, Sento subito la voce di Fabio, che mi insegna nuove manovre: wing over e guida con le bretelle posteriori. Me lo godo di più questo volo e comincio a capire qualcosina di più sull’interazione uomo-strumento. Piano piano arrivo all’atterraggio …seduta. Fabio mi corregge la tendenza ad usare i comandi in modo “scattoso” e mi dice di essere più veloce nel rilascio.

Si riparte subito con Bruno e arrivata al decollo, in volo di nuovo.

E qui viene il bello. I “segnali” di prima si intensificano. La radio, pur essendo accesa, non mi fa sentire la voce di Fabio. Per un po’ non ci faccio caso, perché penso che appositamente mi voglia lasciare da sola. E qui, anche nello scrivere è come se ci fosse un blackout dei pensieri. Non so dove andare, mi sembra di non ricordare nulla dei voli precedenti (troppo presa a “testare” i comandi che a guardare con attenzione i punti di riferimento). Comincio a guardarmi attorno per cercare un eventuale spazio alternativo al campo di atterraggio (nel caso non riuscissi a centrare quello giusto). Finalmente per qualche secondo il suono di una voce amica: Fabio!!! Mi chiede di muovere le gambe se lo sento. Le muovo, ma poi di nuovo silenzio. Vado verso il campanile (magari riesco a sentire l’ultima messa!), fino a quando sento qualche sillaba (un po’ concitata) di Fabio e cerco di intuire quello che mi dice, dimenticandomi completamente di cercarlo con lo sguardo e di leggere le istruzioni delle sue braccia. Il foglio con le istruzioni per l’atterraggio l’avevo letto e riletto, ma …tabula rasa (come a scuola, vi è mai capitato durante un’interrogazione?).

Alla fine ci arrivo, sana e salva, addirittura in piedi. Fabio mi chiede che cosa fosse successo e commenta “…prima o poi doveva capitare!” con un sorriso che non so se fosse di commiserazione o di isteria.

L’instancabile Bruno mi propone di ripartire, ma per me la giornata è chiusa.

Condivido l’esperienza con alcuni compagni di corso (parlare aiuta a sciogliere la tensione) e per un po’ penso che forse questo è uno sport che non fa per me.

 

Mentre scrivo sto andando a Milano in treno. In prossimità di Brescia vedo delle bellissime montagne e il pensiero spontaneo che mi sorge è: chissà come sarebbe il decollo da là.

Mi è già tornata la voglia di volare. Spero che le prossime esperienze me la confermino.

Da Andrea, 19 dicembre 2001

Dedicato ad Alvise, Paola, Fabio ed a tutti i miei Colleghi,

E' sempre difficile condividere delle emozioni, il primo volo alto, il primo atterraggio, le prime delusioni. Questi quattro mesi trascorsi con Voi mi hanno insegnato molto, non bisogna mai smettere di lottare e credere, perché qualche volta la vita ti regala un sogno. Questo era il mio, ed ognuno di VOI, anche solo per un attimo ne ha fatto parte. Grazie!!!

 

Nota: all'inizio ero un po' titubante se pubblicare o meno i resoconti degli allievi perché, visti i toni, mi pareva di rientrare nella schiera dei "mi lodo, mi imbrodo"... poi ho capito... è la sindrome di Stoccolma! 

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