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Estate 2000 in Cadore

Disponibili anche alcune foto

Di Nicola Emanuele. A chi lo conosce, il solo nome mette i brividi. Le ragioni sono le più diverse (io personalmente ricordo ancora "molto benissssimo" il suo decollo senza cosciali e successivo top, mentre era ancora allievo). Su una cosa però siamo tutti d’accordo (credo): Emanuele ha un innato senso del volo. Le conoscenze teoriche potrebbero essere più approfondite ma quando è per aria se la cava bene. In soli due anni è passato dalle planate con la scuola, a voli di oltre 50 km in condizioni anche toste. Non è da tutti ma è la dimostrazione che, credendoci, questo sport sa dare grandissime soddisfazioni in breve tempo. Questa è la storia delle vacanze estive 2000 di Emanuele che, come vedremo, non si è certo risparmiato. E' un po' lunga (avevo pensato di pubblicarla a puntate!) ma davvero interessante perché si sente che il protagonista ama questo sport e la zona, teatro dei suoi voli.

Il "nostro" parte per le ferie il 5 di agosto e, come ogni anno, le trascorrerà interamente a Valle di Cadore, suo paese natale. Per chi non lo sapesse si tratta di uno dei paesini che si incontrano sulla strada per Cortina, poco dopo Tai di Cadore.

L’arrivo non è dei più confortanti: piove a dirotto e questo porta subito alla mente l’agosto 99, in cui il sole spuntò solo 5 volte in 28 giorni. Emanuele ha un sogno: volare sopra le "sue montagne", quelle che innumerevoli volte ha percorso a piedi, in lungo e in largo. Scalpita e non sa darsi pace. Immagino la famiglia che, in vacanza per riposarsi dopo un anno di lavoro, è alle prese con un parapendista in astinenza.

Finalmente, il giorno 8 schiarisce. Paolo, un amico del posto, contattato telefonicamente conferma la possibilità di volare ma, quanto a termiche, la situazione è scarsina. Emanuele ormai non sta nella pelle, anche una planata può andare, per ora. Così alle 12.30 è sulla pista Stratofana, poco sotto il rifugio Duca d'Aosta, pronto al via. Davanti a lui si stende la conca ampezzana e oltre, i monti Cristallo e Sorapis, divisi dal passo Tre Croci. Quasi si incanta a vedere il panorama, ma si trova lì per un motivo preciso, così, poco dopo, effettuati i controlli, va finalmente in volo. Le condizioni sono davvero inesistenti e la prima esperienza si conclude 28 minuti dopo nell'atterraggio di Campo di Sotto.

Il giorno dopo è ancora nuvoloso. Riesce comunque a fare 44 minuti in Dolada.

10 agosto, la meteo sta migliorando. Oggi si va a Sappada con tutta la famiglia. All'entrata della seggiovia una piacevole sorpresa: i piloti salgono gratis perché sono "un'attrazione" in più per i turisti!

Il decollo è deserto, c'è solo lui. Si prepara con calma, osservato dal fratellino Francesco, di soli 10 anni. Verso le 13, un perfetto decollo fronte all'ala e oplà, in volo. Le termiche sono buone ma c'è anche tanta gente ad osservarlo. La tentazione è troppo forte e poco dopo decide di fare top, vincendo la sua "naturale tendenza al cross". Emanuele dirà poi che sentire l'applauso del pubblico e vedere il fratello così orgoglioso di lui gli ha dato una forte emozione. Riparte di lì a poco ma la giornata non è sincera, le termiche sono piuttosto incostanti. Fa dunque un'ora di volo mantenendosi nei paraggi e atterra ai piedi della seggiovia. Mentre sta ripiegando, ecco farglisi incontro un altro Francesco, che vola spesso anche a Bassano. Gli chiede come è andato il volo e se ha voglia di tornare su con lui per fare una rilassante planata serale. Forse preso in contropiede (non è abituato a fare "planate serali"), Emanuele accetta comunque volentieri.

Il ragazzo non è mai sazio, come vedremo, e il giorno dopo si reca sul Monte Piana, prendendo la navetta che parte da Misurina. Il decollo, a 2200 m, è esposto ad est ma, una volta su, si accorge che il vento è laterale, da sud. Mancando la manica a vento ed essendoci poco dislivello sul rifugio, cerca un'alternativa più favorevole aggirando il monte. Il versante sud però è praticamente verticale, non ci sono alternative. Appronta una strisciolina segnavento e si apposta, in attesa. Dopo una mezz'ora, approfittando di un momento di calma di vento, fa una bella corsa e decolla. Appena partito però si accorge che non avanza quasi per niente, e il rifugio è proprio lì davanti. C'è solo da lasciare la vela alla massima velocità, direzionandola un po' con il peso, per non rischiare di atterrare proprio sopra al tetto. L'adrenalina è a mille ma, fortunatamente, va dritta anche questa. Dopo un'ora e venti è ancora solo 200 m sopra il decollo, così decide di cambiare zona e si dirige verso il Cristallo. Purtroppo il vento frontale è tanto ed è costretto a rinunciare. Atterra a Misurina poco dopo.

Sfortunatamente per la famiglia il bel tempo continua e il 12 si va tutti insieme a Canazei: due ore e mezza di macchina! Il decollo del Rodella è a 2200 metri, un bel prato, ma molto ripido. La vela continua a scivolare a valle. C'è però una bella brezza, cosicché è possibile il gonfiaggio rovescio per partire. In breve tempo stabilisce il suo record personale di quota (per ora): 2980 m. Sul Sasso Piatto il panorama è semplicemente stupendo: una distesa di valli e montagne, incorniciate dalle bianche vette austriache a nord e dall'imponenza della Marmolada a sud. Impossibile descrivere la sensazione di stare lassù, un mondo a parte, popolato solo di volatili simili a te, che dividono con te quel pezzo di cielo... Dopo due ore e venti passate a scoprire sempre nuovi scorci sulla Val di Fassa, l'atterraggio a Campitello.

Il bello però doveva ancora venire!

Domenica 13 agosto il decollo prescelto è nuovamente quello sotto le Tofane, a Cortina. Sono le undici ed Emanuele è impaziente di partire. La meteo dà alta pressione, instabilità e vento da sud, perfetto! Dato che è giorno festivo, c'è più movimento. In particolare un gruppo di deltaplanisti con cui il nostro attacca subito discorso per chiedere consigli e chiarirsi dei dubbi. Dirà poi che quella chiacchierata, con gente appassionata e disponibilissima, gli è stata molto utile ed ha notevolmente arricchito il suo bagaglio formativo.

Decolla alle 12.20 e, nel giro di mezz'ora, passa da 2000 m ai 3200 della Tofana. Termiche da 4 a 8 m/s. Qualche botta addirittura da 10! A questo punto decide di provare a realizzare il suo desiderio più grande: arrivare a Valle di Cadore in volo.

In corrispondenza della funivia Ra Valles inizia il traverso con direzione Pomagagnon, ha una quota di 3100 m. Ci arriva con 2400 m e subito aggancia una bella termica da +8 che lo riporta in quota. Nuovo target: Cristallo. Mentre sorvola estasiato il rifugio Lorenzi (3000 m) ripensa all'anno precedente quando, per arrivare in vetta, aveva camminato per mezza giornata. Ora ci è arrivato in 40 minuti!

A 3450 metri si sgancia dal Cristallo puntando il Faloria. Sul passo Tre Croci, più o meno a metà strada, si accorge che, a causa del vento contrario ha un avanzamento scarso. Decide di usare lo speed, espediente che fino ad allora non aveva molto sfruttato, e nota subito un deciso miglioramento della situazione. Ad ogni modo, arriva sul Faloria con "soli" 2300 m. Si "sente basso" e inizia a pensare che forse il suo viaggio sta volgendo al termine, anticipatamente. La voglia di farcela però è grande. Ricordandosi i consigli avuti prima di partire, si appoggia al costone, sempre puntando a sud. Il vento frontale è sempre sostenuto e non ci sono ascendenze ma almeno non perde più quota. Quando arriva sotto al Sorapis trova finalmente alcune termiche. Sono però decisamente violente e il forte vento non gli permette di girarle come vorrebbe. In un modo o nell'altro, stringendo i denti, riesce alla fine a conquistare la vetta del Sorapis: da quassù può vedere tanti luoghi familiari, visitati durante le sue passeggiate. A 3600 metri si avvia verso l'Antelao, l'ultimo scoglio. Malgrado la notevole quota, il traverso è tutt'altro che semplice, a causa del vento contrario. Avvicinandosi a cima Fanton incappa in una zona di sottovento che lo fa optare per un percorso più a centro valle, dove però perde ancora parecchia quota prima di arrivare davanti all'Antelao, dove riesce a risalire in termodinamica fino a 2900 m. Da qui riesce a scorgere il lago nei pressi di Calalzo, la chiesetta di S.Dionisio, le Marmarole... è un susseguirsi di scoperte ed emozioni. Non pago si dirige verso il Tranego ma è ormai tardi e decide di fermarsi a Zoval di Valle di Cadore. Prima di atterrare però, chiama Antonia, sua cugina, dicendole che le sta volando sopra la testa. Lei chiede stupita come abbia fatto e poi lo va ad aspettare in atterraggio, dove nel frattempo si è radunata un po' di gente.

Si sa che l'appetito vien mangiando, così, il giorno dopo, eccolo ancora sotto le Tofane, pronto a un nuovo impegno. La giornata è simile a quella precedente ma sarebbe banale rifare lo stesso percorso, così decide di provare la strada opposta, a ovest della conca ampezzana. Si avvia quindi verso il passo Falzarego con 3200 m di riserva di quota. Da qui prosegue verso le note Cinque Torri. Una volta arrivato però, non riesce a trovare niente. Si vede così costretto a desistere dai suoi propositi e puntare l'atterraggio Campo di Sotto, a Cortina. Ha un vento frontale sostenuto e, pur avanzando piano piano, si rende improvvisamente conto che forse dovrà atterrare nel bosco. C'è solo una piccola radura in discesa, poi tutti alberi. La scelta è tra cercare di atterrare lì o tentare comunque di arrivare a valle in volo.

La situazione non è affatto bella, né è semplice decidere, in pochi istanti, quale sia il modo migliore di togliersi da quel brutto pasticcio.

Decide di proseguire. Sul lago de Aial si accorge di essere davvero basso e, pensando al peggio, ripassa mentalmente la tecnica di atterraggio sulle piante. Grazie al cielo, poco prima di finire tra gli abeti (che non sono piccoli da quelle parti), gli viene in soccorso qualche sbuffo di termica che gli fa guadagnare un po' di metri. Riesce così fortunosamente a raggiungere l'atterraggio senza danni. Il suo commento sarà "Oggi ho imparato una bella lezione". Anche i volatili locali confermeranno che gli è andata proprio bene. A ribadire lo scampato pericolo, un bell'acquazzone chiude la giornata!

Per nulla scoraggiato dall'infelice esito della precedente "missione", Emanuele torna a Cortina anche il giorno seguente, Ferragosto.

Anche oggi il decollo è affollato e, visti i buoni risultati, approfondisce alcuni temi con i deltaplanisti presenti, soprattutto circa le zone migliori per trovare termiche. Le Tre Cime di Lavaredo, gli dicono, non sono molto prodighe da questo punto di vista. E' uno dei suoi prossimi obiettivi, dovrà tenerne conto.

Valutata la meteo, decide di rifare il percorso di due giorni prima verso Valle, ma parte decisamente prima, verso mezzogiorno. Pomagagnon, Cristallo sono presto raggiunti. A 3464 metri si dirige verso il Faloria e da qui il Sorapis e l'Antelao oggi sono quasi uno scherzo. Arriva sulla chiesa di S.Dionisio con 2200 metri. Pensa di aver concluso, ma non è così. Una termica da 10 m/s lo catapulta a 3000, quota mai raggiunta prima in quel punto. Un nuovo meraviglioso spettacolo si offre ai suoi occhi. Una nuova prospettiva da cui osservare luoghi a lui così cari. Si dirige verso il rifugio Chigiato e ha modo di vedere le Marmarole nella loro intera bellezza, un cumulo, al di sopra, sta aspirando. E' ora a 2800 metri. Che fare? Intorno non c'è nessuno. Un'idea: Auronzo di Cadore! Nel tragitto finisce dentro al cumulo che, fortunatamente, non è particolarmente cattivo. Rimane dentro un paio di minuti, orientandosi con la bussola, il vario sembra impazzito ma la vela è abbastanza stabile. Quando esce è a 3400 metri.

Raggiunta la Croda Bianca, ecco aprirsi sotto di lui l'ampia valle di Auronzo con le inconfondibili Tre Cime e il Lago di Auronzo.

Sul monte Agudo bisogna decidere come procedere. Ormai la giornata volge al termine e, forse, si sente stanco. Atterra così nei pressi del lago, concludendo una più che positiva esperienza di volo.

Finalmente un po' di "riposo", il 16, 17 e 18 solo voli di meno di un'ora, per tenersi allenato e smaltire nel contempo la tensione e l'adrenalina accumulate nei giorni precedenti.

Il giorno 19, ancora al Duca d'Aosta, che ormai è divenuto il decollo principale. Ha voglia di cambiare. Magari si rischia un buco ma bisogna provare strade nuove. Decolla alle 12.30. Vuole provare a raggiungere le Tre Cime di Lavaredo. Tofana, Pomagagnon e Cristallo sono il percorso obbligato e ormai noto. A 3600 metri sul Cristallo di butta dentro, verso il lago di Misurina, aiutato da un cumulo che si sta formando in quella zona. Sul passo Tre Croci c'è però una forte discendenza. Alla massima velocità raggiunge i Ciadin di Misurina ma, pur arrivando con una quota ragguardevole, non riesce a trovare nessuna termica, come profetizzato da Paolo. Decide allora di fermarsi in quota ed attendere che la situazione migliori. Atterra quindi al rifugio Auronzo ma, purtroppo, il vento forte e laterale gli impedisce di ripartire. Un turista inglese, molto gentilmente, lo accompagna in auto fino a Misurina, da dove può prendere l'autobus per tornare a casa. Lungo il tragitto viene sommerso di domande!

20 agosto, la svolta! Ore 11, rifugio Duca d'Aosta. Il decollo è pieno. Viste le ottime condizioni molti piloti, specie di delta, studiano le carte e pianificano il loro volo. Emanuele li ammira, "quanta esperienza dopo tanti anni di volo, chissà se anch'io un giorno..." E' davvero affascinato: alcuni di quei piloti, come Bepi che vola da vent'anni, sono stati i pionieri di questo sport. Eppure sono sempre disponibili anche con lui, per consigli, suggerimenti e incoraggiamenti. In questi giorni è nato un rapporto davvero prezioso.

Dopo una lunga chiacchierata, è venuto il momento di partire: oggi la direzione sarà verso nord. Stende la vela, si imbraga, check degli strumenti e del mezzo. Un momento di attesa per il ciclo giusto e via. Salta all'occhio che la giornata è buona, si sale molto facilmente. Ha imparato dai giorni precedenti che, per fare strada, bisogna anche tenere una buona media oraria, così non perde tempo: Tofana, Pomagagnon e Croda Rossa vengono raggiunti e superati quasi in un unico balzo, quota massima sui 3500. Sulla Croda Rossa, un attimo di stanca nelle condizioni gli fa perdere tempo e quota. Alla fine si appoggia sui ghiaioni di Cimabanche. L'ascendenza è molto debole (1-2 m/s), sembra di essere a Bassano. Piano piano risale e riesce ad agganciare il Col Rotondo. Anche qui, inizialmente, le condizioni sono di termodinamica debole ma, una volta raggiunta la cima, una bomba da +8 lo spara in breve nuovamente a 3400 metri. Un nuovo panorama mozzafiato si stende davanti a lui. Il lago di Landro e la Val Pusteria sembrano talmente vicini da poterli toccare. Sullo sfondo, più a nord, le ormai familiari vette austriache coperte di neve. Dal Col Rotondo si dirige verso il Picco di Valandro, attraversa l'omonima valle e passa accanto a Cima Nove e Cima Undici. Sotto, nel fondovalle, Dobbiaco e poco oltre S. Candido. Sul paese c'è una buona ascendenza, così, con 2100 metri, decide di attraversare la Val Pusteria verso il Monte della Chiesa e, sfruttando l'ottima termodinamica, arriva poi fino a Sillian, in Austria. Da qui a Lienz è praticamente solo un dritto sul costone, ma la giornata sta finendo. Emanuele atterra a Mittelwald, a soli 8 km dall'elegante cittadina austriaca, dopo 4h e 41m di volo e 71 km. E' al settimo cielo perché ha fatto il suo record personale di distanza, degno coronamento di una settimana per lui eccezionale.

Soddisfatto? Forse! Il giorno dopo un altro volo dalle Tofane. Giunto però sotto il Faloria, dopo il "solito" giro sul Cristallo, incontra vento molto forte ed è costretto a scendere. Nel fondovalle il venturi è tale che deve atterrare all'indietro. Segue una bella scarpinata per tornare a casa.

Il 23 si cambia: Sappada. Decolla alle 12.40 ma fa top quasi subito. Alcune persone gli fanno notare un'aquila che vola lì vicino e lui riparte immediatamente "in caccia". Dopo un po', finalmente, il rapace si lascia raggiungere da quello strano oggetto. E' un bell'animale, sui due metri di apertura, dà un senso di dominio assoluto, di imperturbabile superiorità. Volarle vicino è una delle cose più belle e più indescrivibili che si possano immaginare. La termica, nel frattempo, si è un po' indebolita. Emanuele decide di provare sul monte Ferro, da qui attraversa la valle Visdende e punta S.Stefano di Cadore dove purtroppo deve atterrare, non avendo trovato più nulla di decente sulla sua strada.

Ormai Cortina è stata super-sfruttata, così il 24 si va a volare ad Alleghe. C'è anche Elio. Si informano sulla zona presso i "volatili" locali e decidono poi di partire da Coi. Emanuele parte per primo verso le 13.30. Il limitato dislivello (500 m) rende difficile agganciare ma, con un po' di pazienza, si sale. Dopo tre quarti d'ora atterra sul monte Fertazza. Dopo poco Elio lo raggiunge ma non si ferma, anzi prosegue verso il Col dei Baldi dove aggancia una bella termica. Emanuele riparte e, raggiunto l'amico, con una quota di 3300 m, punta il Pelmo. Qui aspetta per 15 minuti che il ciclo torni positivo, dopodiché si dirige verso Borca di Cadore. Una forte discendenza però, lo consiglia di appoggiarsi sul Monte Ritte. Qui recupera fino a 2800 m. Riesce così nuovamente a sorvolare Valle di Cadore e agganciare il Monte Tranego. Si sta facendo tardi, la giornata non permette di più. E allora atterra a Zoval, poco lontano da casa, come aveva già fatto il 13.

"Il 25 agosto fu una giornata no!" C'erano infiltrazioni di vento da nord e cielo terso. Ciò nonostante al Duca d'Aosta il vento era da nord est, quindi fattibile. In decollo però, Emanuele non è tranquillo, "se qualcosa non mi convince, vado dritto in atterraggio". Appena partito, una mega-termica lo porta a 3500 metri in pochi minuti, e lì cominciano i guai. Il nord crea una fortissima turbolenza, è in pieno rotore della Tofana. Prova allora a sganciarsi puntando il Pomagagnon ma, attraversando la valle, si accorge che perde molta più quota del normale. Decide quindi che non è il caso di insistere oltre; una giornata può anche andare buca, è inutile rischiare per niente. Punta così l'atterraggio. Malgrado cerchi in tutti i modi di scendere, l'ascendenza è stranamente forte a centro valle e solo dopo un bel po' di tempo riesce a mettere i piedi per terra. "Mai più in volo con vento da nord" dirà poi.

E' ormai giunta la fine di queste lunghe vacanze. C'è tempo per un ultimo volo, per chiudere in bellezza queste 3 settimane. Ancora Cortina, cui ormai è affezionato e che considera, probabilmente a ragione, il decollo migliore della zona. Il tragitto fino al Cristallo è ormai di routine. Da qui aggancia il Faloria con soli 2400 m. Non trovando termiche punta l'atterraggio di Campo di Sotto. Una volta sul campo, avendo ancora una buona quota, prova sul colle dell'ossario militare di Pocol, l'obiettivo è di scavalcarlo per atterrare vicino alla macchina. Invece la situazione è ancora migliore, c'è una bellissima termodinamica che gli consente di ritornare sul decollo del Duca d'Aosta, completando così il giro della conca ampezzana. Un'altra gran bella soddisfazione.

Alcune considerazioni del protagonista di queste vacanze di volo: "Che cosa posso dire, finalmente ho realizzato il mio sogno, volare sopra le Dolomiti Cadorine; i posti che ho visitato a piedi in precedenza e che fino a quel momento non avevo mai visto dall’alto. Mi ricordo quando sentivo alcuni piloti esperti che raccontavano dei loro cross a BASSANO. Io avevo appena iniziato il corso per conseguire l’attestato di parapendio e già pensavo alla mia meta. Allora era un sogno, oggi è diventata realtà.

Voglio ringraziare Fabio Loro e tutti gli istruttori della scuola per avermi insegnato lo straordinario sport del Parapendio. Soprattutto, però, voglio ringraziare tutti quei piloti che mi hanno dato consigli molto preziosi. Spero, andando avanti, di riuscire a partecipare anche a gare del Triveneto e dimostrare che me la so cavare anche in volo, e non solo nei 50 metri piani in gonfiaggio".

Che dire? Complimenti Emanuele!

Fabio Loro