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Dolada 2002

Per Ferragosto 2002, su insistenti richieste dei ragazzi dell'1/2002, abbiamo organizzato una gita in Dolada, nella conca dell'Alpago vicino Belluno.

Il posto è splendido per volare e così si sono aggregati molti altri piloti, chi curioso di vedere un posto per lui nuovo, chi desideroso di tornarci. Alla fine eravamo circa una ventina, incluse mogli e fidanzate. Degli originari "promotori" erano però rimasti solo Emilio, Daniele e Roberto.

Purtroppo al mattino la giornata non si presentava così splendida come tutte le previsioni dicevano. Cumuli sparsi a bassa quota non promettevano bene. Però ormai l'impegno era preso, così ci siamo avviati fiduciosi, e con ancor maggiore pazienza sopportiamo la lunga coda di auto nella valle del Piave.

Poco prima di arrivare una buona notizia: il decollo non è in base, quindi perlomeno una planata ci sta... 

Arriviamo al decollo poco prima di mezzogiorno. Dopo un rapido sopralluogo per verificare che le condizioni sono ancora scarse e che la base è un duecento metri sopra le nostre teste, ci fiondiamo al vicino rifugio per la pappa... 

E' stata probabilmente la parte più dura della giornata, anche più delle code per strada... Seduti con calma verso le 12, non c'è ancora molta gente e decidiamo di aspettare un po' per ordinare. Dopo una mezz'ora il terrazzo (coperto a mo di tenda da un vecchio parapendio) è pieno di gente, così pensiamo sia il caso di ordinare e cominciamo a cercare le cameriere. Purtroppo per noi in un primo "momento" hanno sempre qualcos'altro da fare e solo verso le 13 riusciamo a ordinare da mangiare (per il bere ci aveva già pensato Zuffo, andando direttamente in cucina...). Non c'è fretta comunque. Emilio, per ingannare l'attesa, ci stupisce con i suoi giochi di prestigio. Prima della fine del pranzo ha capottato 3 bicchieri di vino: uno a destra, uno a sinistra e uno su se stesso, al centro (quest'ultimo con l'essenziale aiuto di Daniele) e fatto volare una fetta di torta... Massimo e Fernando, visto l'andazzo (il primo bottiglione da 2 litri è finito in pochi minuti), pensano che non si volerà più e tornano al piano: il primo al mare, il secondo al monte della Madonna... Ivano non tocca cibo e fa avanti e indietro dal decollo dicendo: dai che 'ndémo! dopo vien tardi! Gli altri non sembrano preoccupati. In particolare Emilio (è tornato protagonista!) si fa fuori un piatto di minestrone, lo spezzatino senza polenta, 3 pastin con insalata, una fetta di torta e un bicchiere da 10 cc di grappa per digerire... Ad un certo punto una vela ci attraversa l'orizzonte e qualcuno comincia ad agitarsi. Prima di raggiungere il decollo però c'è da superare lo sbarramento predisposto da Roberto: torta e vino bianco! E' salito con moglie e figlio e sta facendo un pic nic ma ha pensato anche a noi. 

Verso le 14 o poco più Ivano parte. Due virate davanti al decollo e lo vediamo scendere inesorabilmente, allontanarsi e sparire dietro un costone... "mmmm, no, è ancora troppo debole..." Dopo una quindicina di minuti parte la seconda "termocavia", un pilota locale stavolta, che si dirige deciso verso un punto esatto del costone e inizia a salire. "ah, però..., quasi quasi..." In breve vediamo riapparire anche Ivano, dato troppo presto per spacciato, segno che effettivamente qualcosa si muove... Roberto e Giuliano si stanno preparando ma senza molta convinzione, così in quattro e quattrotto, mi prepararo e parto io. Effettivamente si sale bene, bisogna stare solo attenti a non finire in nube. DEl resto i cumuli sono solo addossati al monte e allontanandosi un po' verso il centro della conca ci si trova in pieno sole, però si scende... In breve l'area davanti al decollo è un pullulare di vele. I nsotri però sono ancora fermi. Non riesco a capire come mai Giuliano, già attaccato e pronto, ci metta tanto, di solito impiega 3 secondi netti per partire... Faccio un paio di tentativi di top ma un paio di incontri un po' troppo ravvicinati mi consigliano di aspettare... Ad un certo punto ci troviamo in volo con Ivano, Giuliano (sempre in base), Daniele e Roberto. Gli altri, appesantiti dalle libagioni, attendono... in particolare Emilio la prende con molta calma, cosa per lui piuttosto insolita! Solo dopo che sono riatterrato in decollo gli ultimi si decidono ma le condizioni stanno rapidamente calando e nessuno del "secondo gruppo" riuscirà a fare più di una planata. Scopro anche che Giuliano non è partito subito perché proprio sul più bello si è avvicinata una persona con una videocamera, che gli ha fatto una specie di intervista di 10 minuti buoni. Proprio a lui, che odia così tanto la ribalta...

Poco dopo le 16 siamo in atterraggio al Carota e vediamo Daniele, tra i primi ad atterrare malgrado la termica che ridecolla: evidentemente ha trovato un passaggio e ne ha approfittato... Alcuni sono atterrati nelle vicinanze, altri qualche tornante più giù, dove c'è un prato più ampio. Li andiamo a recuperare. Li conto, ne mancano due: Emilio e Aldo. La moglie di Aldo, che per la prima volta seguiva il marito "fuori Bassano", è un po' preoccupata, più per i codici del bancomat scherza. Il cellulare? Troppo facile trovarlo col cellulare, così l'ha lasciato alla moglie... Dopo cinque minuti vediamo Emilio arrivare a piedi. Era atterrato anche lui sotto ma non lo avevano visto/raccolto. Osserviamo Daniele dirigersi all'atterraggio del tornate e, quando chiama per un passaggio, gli chiedo se ha visto Aldo. La risposta purtroppo è no e di conseguenza lo lascio a piedi ;-) Così Mariano e l'Ivana partono in auto per vedere se non sia atterrato giù in valle, mentre io avviso il rifugio Dolada, in modo che se decolla qualcuno, dia anche un'occhiata ad eventuali vele blu nel bosco... La preoccupazione cresce. Ad un certo punto decido di andare al terzo atterraggio della zona, quello più lontano, hai visto mai... Ho fatto 200 m quando Ivano, che era partito per andare a casa, telefona: ALdo è qui all'atterraggio del tornante!

Ma come: sono andati a prendere i primi e lui non si vedeva; è atterrato Emilio ed è tornato su a piedi, e lui non si vedeva; è decollato Daniele per il secondo volo, è atterrato, ha piegato, è tornato su a piedi, e lui non si vedeva. Adesso, puff, eccolo qua. Neanche nel triangolo delle Bermuda succedono cose del genere!

 Già che sono per strada lo vado a prendere io e glielo chiedo... 

A- "ho avuto qualche problema, in un bosco qua vicino all'atterraggio..." 

F- "ahi ahi, ti sei infrascato?"

A- "NOO, la vela era qua, piegata e nello zaino, solo che era nell'erba alta e forse gli altri non l'hanno vista..."

F- "Ma allora, il problema...?"

A- "Dovevo andare al bagno!"

Lui dice che ci è rimasto massimo 10 minuti, ma viste le tempistiche, credo si sia trattato di un affare grosso... era pure tutto sudato!

Risolto (?) l'enigma Aldo (quando sono sceso dall'auto ho gridato il motivo ai ragazzi da un capo all'altro del parcheggio, avranno sentito anche a Belluno...) l'atmosfera si è sciolta. Ad un certo punto ha chiamato Fernando. Sul Madonna non c'erano grandi condizioni, vento addirittura nullo. Ha provato lo stesso a partire.Il decollo però è molto piccolo, e non ce l'ha fatta a staccare. Così è finito nei rovi, poi ha rotolato sui sassi e infine si è fermato su un cespuglio, in un indescrivibile groviglio di cordini, rami, spine e foglie. Era appena "risalito" dopo oltre 3 ore di lavoro... Niente di rotto, meno male!

Dopo un po' di chiacchiere, verso le 18, abbiamo preso le macchine con l'idea di fermarci per strada a mangiare. La via del ritorno sembrava più sgombra del mattino ma a Vas: colonna! Circa 30 minuti, nulla di drammatico per fortuna.

Cena a Cavaso, dove ci hanno raggiunto anche Ivano e la Mara, e poi a casa, credo contenti per una bella giornata passata in compagnia.